Esculapio, Sirona e Mefite: le divinità della guarigione nell’antichità
Il mito, il culto, i riti curativi di alcune tra le più venerate divinità della medicina dell’Evo Antico.
Articolo a cura di Andrea Contorni
Le antiche divinità della medicina, della guarigione o delle acque termali mi hanno sempre affascinato, soprattutto se legate al contesto mitologico greco-romano. Per tale motivo negli anni sono riuscito a procurarmi alcune statuette di pregiata fattura inerenti divinità curative, per l’esattezza tre: Asclepio/Esculapio, Sirona e Mefite. Di queste parlerò più a fondo non dimenticando che ne esistono altre, dee minori come Epione, Panacea, Igea, (rispettivamente consorte e figlie di Asclepio) e le romane Febris e Valetudo alle quali si aggiungono spiriti divini come Damnaios e Telesforo (altro figlio di Asclepio). Ricordo anche Apollo in uno dei suoi tanti aspetti, quello di dio delle arti mediche. Insomma i nostri avi avevano possibilità di rivolgersi a un bell’insieme di entità per guarire dai malanni e preservare la propria salute. È indubbio che fin dall’alba dei tempi, la malattia e la guarigione siano state avvolte da un alone di profonda sacralità. Prima della nascita della medicina scientifica, le cure erano spesso unicamente affidate al volere di divinità protettrici, venerate nei templi e nel contesto domestico come ultima speranza per i malati. Asclepio è la figura più celebre di dio guaritore. Il suo bastone sacro con il serpente è diventato il simbolo internazionale del soccorso medico. Il rettile che nel Cristianesimo ha assunto un significato negativo e demoniaco, nella religione degli antica rappresentava al contrario il potere curativo di Asclepio, simboleggiato dalla sua muta interpretata come eterna rinascita. Nella mia amata Civiltà Etrusca ritroviamo Aplu, dio della malattia e della medicina, una sorta di Apollo con qualche potere in meno. Suo fratello era il bizzarro Fufluns, il Dioniso etrusco, patrono del vino e della vendemmia, della felicità e appunto della salute.
Tre rappresentazioni scultoree delle divinità protagoniste di questo articolo. Asclepio/Esculapio, Mefite e la dea Sirona.
Asclepio o Esculapio, il primo medico divino
La storia di Asclepio (in latino Aesculapius) è complessa e come per tutti i miti gode di diverse versioni a seconda degli autori. Di sicuro era figlio di Apollo. La madre, per il poeta Pindaro, fu Coronide, principessa dei Lapiti. Apollo era innamoratissimo della donna e durante le sue assenze la lasciava in compagnia di un fidato corvo dal piumaggio bianco. Un giorno successe che un tale Ischi sedusse Coronide che si abbandonò alla passione con l’uomo. Il corvo riferì il tradimento al dio che si infuriò. Intervenne Artemide che vendicò l’offesa al fratello uccidendo la principessa con una freccia. Quando Apollo si accorse che Coronide, ormai defunta, era incinta e capì di essere il padre del bambino sfogò la sua frustrazione sul corvo tramutandone le piume da bianche a nere. Poi chiese ad Ermes di salvare il piccolo. Asclepio fu affidato al centauro Chirone che lo istruì nella medicina. Crebbe come un semidio mortale, maturando grandi abilità nel curare i malati fino a far risorgere i morti. Queste facoltà infastidirono Zeus che lo fulminò uccidendolo. In risposta alla morte del figlio, Apollo eliminò i Ciclopi che forgiavano le folgori del padre degli dèi. Per placarne la collera, Zeus rese Asclepio un dio immortale tramutandolo nella costellazione di Ofiuco. L’animale sacro al dio della medicina divenne il serpente simbolo di rinascita e di rinnovamento. Asclepio fu un dio amato e rispettato in tutta la Grecia perché giusto e misericordioso nei confronti degli uomini. Il suo culto giunse a Roma nel 292 a.C. quando la città fu colpita dalla peste. Consultati i Libri Sibillini, il Senato decise di erigere un tempio a Esculapio. Una delegazione fu mandata ad Epidauro per ottenere una statua sacra del dio. Di ritorno nell’Urbe, mentre la barca che trasportava la scultura risaliva il Tevere, fu visto un serpente scivolare nell’acqua dall’imbarcazione. Il rettile raggiunse l’Isola Tiberina. Esculapio aveva scelto la sede del suo santuario.
Asclepio/Esculapio sposò Epione, personificazione del processo di cura. I due ebbero otto figli, tutte divinità o semi divinità greco-romane correlate con l’arte medica: le già citate Igea, dea della salute e dell’igiene e Panacea, personificazione della guarigione ottenuta per mezzo delle piante, poi Iaso, altra dea della guarigione, Acheso, dea del trattamento della malattia, Egle la Splendente, personificazione del corpo in salute, Macaone e Podalirio, celebri medici e Telesforo, il dio/spirito della giovinezza e della convalescenza, raffigurato con il capo coperto da un berretto frigio.
Illustrazione liberamente ispirata alle tre divinità trattate nell’articolo. Da sinistra Sirona, dea celtico-romana della guarigione e delle sorgenti curative, Esculapio, dio della medicina e Mefite, dea legata alle acque, alla fecondità femminile e alla fertilità dei campi.
Sirona la dea celtica delle acque curative
Sirona è una divinità celtico-romana legata alle acque termali, alla guarigione e alla fertilità. Era venerata principalmente nella Gallia centro-orientale ma sono stati ritrovate sue testimonianze anche in Germania, Francia e Italia. Il suo culto si sviluppò soprattutto nei pressi di sorgenti curative, spesso in associazione a divinità più note come Esculapio e il celtico Granno, dio del sole, della salute e appunto delle sorgenti, consorte di Sirona ed equiparato al romano Apollo fino a diventarne un appellativo (Apollo Granno). La dea entrò nel pantheon romano, assimilata a Igea, figlia di Esculapio e spesso anche a Diana. Sirona è considerata da molti anche una dea lunare in quanto il suo nome contiene la radice “siro-” (stella o luminosità) o la radice gallica “ster-” (astro). Di sicuro, come testimoniano le antiche iscrizioni, Sirona è legata ai cicli vitali e alla purificazione attraverso le acque. Nelle non troppo numerose rappresentazioni rinvenute, la dea è sempre accompagnata da un forte simbolismo. In mano tiene una ciotola, simbolo della guarigione, che contiene grappoli d’uva a indicare il concetto di fertilità, abbondanza e connessione con il nutrimento e la salute. Spesso al suo fianco c’è un serpente come per Esculapio; raffigura la rigenerazione e la sapienza medica. Il legame lunare con il cielo e la notte potrebbe essere evidenziato dalla veste fluente e dalla corona stellata, presenti in alcune sue iconografie. Ritroviamo iscrizioni e santuari di Sirona a Trier (Treviri) e a Hochscheid in Germania, a Grand e a Bain-de-Bretagne in Francia e ad Augusta Raunica in Svizzera. Di Granno ho già parlato ma cito anche Borvo, dio gallico delle acque sorgive gorgoglianti, ancora assimilato dai Romani ad Apollo, legato nel mito alla stessa Sirona. Trovo interessante evidenziare una volta di più il sincretismo romano, dunque la fusione o mutuazione di elementi tra religioni diverse che si traduce in accettazione e rispetto delle altrui divinità. Con la conquista della Gallia, Roma non andò a cancellare la cultura celtica, la assorbì accogliendo gli antichi dèi gallici, Granno, Borvo e Sirona ad esempio, nel proprio pantheon associandoli per poteri e funzioni alle divinità ivi presenti.
Illustrazione liberamente ispirata al mito di Esculapio che in vita si dedicava alla cura dei malati e alla resurrezione dei morti.
Mefite, dea delle acque, della vita e della morte
Vi parlo ora di una delle divinità più misteriose del pantheon italico e romano. Mefite o Mephite il cui nome deriva da una radice osco-umbra riferita a concetti di vapore, esalazioni e acque sulfuree, è con ogni probabilità una dea primordiale e pre-indoeuropea, venerata dall’alba dei tempi, ben prima dell’avvento della cultura greca nella penisola italica. Dal nome “Mefite/Mephite” deriva il nostro aggettivo “mefitico” riferito all’odore sgradevole delle acque solforose e uno dei nomi folcloristici del diavolo, Mefisto e Mefistotele. Ma Mefite non era affatto un’entità negativa o malvagia. Era una dea poliedrica legata principalmente alle sorgenti termali e ai vapori sulfurei, spesso visti come purificativi e curativi. Ma di Mefite devo evidenziare anche la sua associazione con i fumi tossici provenienti dal sottosuolo, dunque dall’Oltretomba; siamo dinanzi a una divinità ctonia che assicurava il passaggio delle anime dalla vita alla morte. In questo ruolo “infero” fu considerata dai Romani del tutto vicina a Plutone e a Persefone perché capace di muoversi tra i due mondi. Alcune iscrizioni la identificano poi come legata anche alla fecondità e alla protezione materna. Connessa con la potenza violenta e incontrollabile della Terra e della Natura, il suo culto era localizzato in luoghi contraddistinti da attività vulcanica e geotermica. Gli studiosi ritengono inoltre che Mefite, quale dea di transizione tra la vita e la morte, sia alla base anche della transumanza, il passaggio delle greggi ai nuovi pascoli stagionali, un momento particolarmente sentito dagli antichi. L’ipotesi è rafforzata dal ritrovamento di aree sacre dedicate a Mefite a ridosso dei percorsi tratturali. Torniamo al concetto di divinità primordiale; questo “primato” di Mefite sarebbe attestato dalla scoperta di Xoana risalenti al VI secolo a.C. nella Valle d’Ansanto in Campania (Irpinia) proprio presso il santuario della dea. Gli Xoana erano totem in legno di varie dimensioni, arcaiche rappresentazioni divine desunte dal mondo greco o in questo caso del tutto autoctone. Pur essendo lignei, gli Xoana si sono conservati benissimo proprio grazie al microclima del posto, caratterizzato da esalazioni sulfuree. Gli Xoana della Valle d’Ansanto potrebbero pertanto essere le primissime rappresentazioni di Mefite. Il santuario più noto di Mefite era proprio quello nella Valle d’Ansanto, in un’area con laghi sulfurei e gas tossici, ideale passaggio per il Regno dei Morti. Altri luoghi di culto li ritroviamo a Venafro e a Sepino in Molise, in Basilicata a Rossano di Vaglio, persino a Roma sull’Esquilino. In epoca romana Mefite fu associata a Venere (per la fertilità) e a Persefone (per il legale con l’aldilà). Il suo culto, diffuso e rispettato tra la popolazione locale, resistette persino in epoca cristiana con alcune pratiche che si sovrapposero a quelle della nuova religione.
Fonti bibliografiche e sitografiche:
“La Religione romana arcaica” - Georges Dumézil. Bur, Biblioteca Univ. Rizzoli.
“Miti Romani. Il racconto” - Licia Ferro. Einaudi Editore.
“Il Richiamo di Mefitis” - articolo su “Preistoria in Italia” (febbraio 2023).
Le illustrazioni sono generate da AI.
“Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre...”