Il fantasma più antico della Storia compare su una tavoletta babilonese
Tra il 2018 e il 2021 un celebre studioso del British Museum di Londra ha scoperto lo spettro più antico della storia dell’uomo…
Articolo a cura di Andrea Contorni
Sono giorni strani per me, persi tra una strisciante demotivazione e una certa insoddisfazione per cose che non sono andate nel verso che mi ero prefissato. Credo sia condizione comune a molti se non a tutti. Pertanto mi rifugio nella scrittura e negli argomenti che più amo trattare da un po’ di anni a questa parte: misteri, fantasmi e aspetti particolari della Storia. In questo articolo in realtà riprendo una questione che ho già affrontato nel mio libro, di striscio però, senza entrare troppo nei dettagli. Qualche giorno fa il mio amico e mentore, Marco Cappadonia Mastrolorenzi, mi ha suggerito di scrivere qualcosa in più in merito al primo fantasma “certo” della Storia ed io raccolgo il suo consiglio con piacere. Vi racconto qualcosa di interessante, tutto sommato anche simpatico, che ci riporta indietro nel tempo di ben 3500 anni all’epoca dell’antica Civiltà Babilonese.
Illustrazione liberamente ispirata al ritrovamento della tavoletta con la raffigurazione del primo fantasma della Storia da parte del Professor Irving Finkel presso gli archivi del British Museum di Londra.
Nel vasto panorama del patrimonio leggendario e folcloristico dell’antichità, il mondo mesopotamico ci offre una delle più straordinarie testimonianze delle credenze inerenti il ritorno dall’Oltretomba degli spiriti inquieti dei defunti. Tra il 2018 e il 2021, il Professor Irving Finkel, archeologo e scrittore britannico, assiriologo del British Museum di Londra, ha condotto degli interessanti studi su una misteriosa tavoletta babilonese di 3500 anni fa, rinvenuta nei magazzini del celebre museo londinese. Finkel, classe 1951, può essere considerato uno dei maggiori esperti contemporanei di popoli mesopotamici. Personaggio originale e geniale, dalla folta e lunga barba bianca, si è laureato con una tesi sulla magia esorcistica mesopotamica, specializzandosi in decifrazione di scrittura cuneiforme. Studioso ed esperto di giochi da tavola, dall’antichità ai giorni nostri, Irving Finkel ha da sempre dimostrato interesse per gli aspetti esoterici e misteriosi delle antiche civiltà. Potrei affermare che solamente lui sarebbe stato in grado di identificare il primo fantasma della Storia dell’uomo…
La tavoletta di argilla mesopotamica risalente a circa 3500 anni fa con l’incisione evidenziata di una donna che trascina un uomo legato per i polsi (British Museum di Londra).
La tavoletta mesopotamica in argilla riposava da decenni negli archivi del British Museum senza che la sua vera natura fosse svelata. Serviva il Professor Finkel per accorgersi che essa, sotto particolari condizioni di luce, rivelava l’incisione di una sagoma evanescente di un uomo con i polsi legati da una corda, apparentemente trascinato via da una figura femminile. Questa inquietante scena è accompagnata da un testo cuneiforme che fornisce istruzioni dettagliate su un antico rituale esorcistico. Secondo Finkel, la tavoletta descrive una procedura per liberarsi di uno spirito malvagio. Per i popoli mesopotamici i fantasmi avevano fattezze umane e si riferivano quasi esclusivamente all’ambito famigliare. Non è ben chiaro se esistessero spiriti buoni, di sicuro diventavano “anime in pena” (“etemmu”) tutti coloro che erano deceduti di morte violenta o accidentale (l’annegamento andava per la maggiore), quelli la cui salma risultava dispersa, i dimenticati e i poveri morti che non usufruivano dei giusti rituali di passaggio. Questi spettri erano tollerati dai vivi con rassegnazione e un po’ di fastidio misto a paura, cercando di placarne la sofferenza con qualche offerta simbolica di cibo e bevande. Chi invece in vita era stato cattivo e prepotente, poteva continuare a far del male anche da morto. Portatori di incubi, dispettosi, molestatori e persino maniaci sessuali, questi spettri, sia maschili che femminili, andavano esorcizzati.
In ogni caso la concezione degli antichi mesopotamici era quella di evitare che gli etemmu (“ombre dell’anima”) vagassero per la terra. Nulla infatti garantiva che queste ombre, se non placate con i giusti rituali, potessero trasformarsi in entità ostili e vendicative. La nostra tavoletta conferma questa visione e testimonia l’uso di misteriose pratiche esorcistiche per placare l’ira degli spiriti inqueti. Siamo dinanzi a un prezioso documento per la storia dell’archeologia che dimostra quanto la credenza nei fantasmi sia antica e radicata nella cultura umana fin dall’alba dei tempi. Le paure e le superstizioni legate agli spettri hanno viaggiato nel tempo, riproponendosi quasi del tutto simili anche nel nostro tempo. Ma tornando alla scoperta di Irving Finkel, in apparenza il fantasma cacciato dal mondo dei vivi sembrerebbe essere quello di natura maschile. Ne siamo proprio sicuri?
Illustrazione liberamente ispirata alle leggende inerenti i fantasmi nelle antiche civiltà mesopotamiche.
Nelle interviste più recenti Finkel ha ribadito di credere che lo spettro della tavoletta sia l’uomo, legato per i polsi e trascinato via da un’entità femminile magica e positiva. Ma nel 2018 lo studioso affermava il contrario avendo identificato il fantasma nella donna. Per lui doveva trattarsi di una “signora” ritornata dal mondo dei morti con particolari appetiti. Il sacerdote addetto all’esorcismo l’aveva accontentata dando vita a una statuetta raffigurante un baldo giovane, trascinato via dalla donna spettrale con soddisfazione come la più succulenta delle prede. Il rituale babilonese prevedeva sempre la creazione di due figurine, una maschile e l’altra femminile da gestire in base alla natura del fantasma da far ritornare nell’Oltretomba. Non si comprende in pieno cosa abbia spinto lo studioso a cambiare opinione circa il fantasma della tavoletta. Di sicuro la seconda versione appare quella più “politicamente corretta” per evitare polemiche e spiegazioni “scomode” ma non è detto affatto che sia quella giusta. Fermo restando i dubbi di cui sopra, in chiusura non posso che ribadire quanto la paura dell’ignoto sia stata e continui a essere parte integrante della nostra vita…
Fonti bibliografiche e sitografiche:
“Il fantasma più antico” - Articolo di Focus Storia (16 dicembre 2021).
“The First Ghost” - Irving Finkel, Hodder And Stoughton Ltd (2021).
Le illustrazioni sono generate da AI.
“Forse tutti quelli che dicevano che i fantasmi non esistevano, avevano soltanto paura di ammetterlo...”